30 3 / 2012

Non parlo mai di politica, qui.
Però c’è una cosa che mi ha colpito parecchio oggi. Ossia la mancanza di informazione che si è avuta nei siti d’informazione italiani riguardo allo sciopero in Spagna. O meglio, mancanza di commenti sensati sulla situazione laggiù. E mi sono fatto un’idea del perché. La Spagna e l’Italia sono in un momento storico molto simile, due grosse economie europee chiamate a fare scelte impopolari per non raggiungere la Grecia nel baratro. Qui in Francia chiamano le riforme di Rajoy, riforme “alla Monti”, ossia riforme presentate come necessarie, ma a prezzi sociali altissimi. In Italia la stampa è del tutto schierata con il governo - come mai nemmeno Berlusconi era riuscito a fare - e, di conseguenza, non si è voluto dare il giusto spazio ad una protesta che, se vogliamo leggerla tra le righe, sarebbe potuta scoppiare a Milano, Roma, Bologna invece che a Madrid o Barcellona. Ma da noi non scoppia mai. Giusto o sbagliato che sia, noi italiani ce ne stiamo sempre buoni e tranquilli ad aspettare la provvidenza (vedi: uomo forte che si prende la responsabilità di decidere per noi tutti). Chiudo questo sconfinamento con una citazione dell’articolo di fondo di “France Ouest” di oggi. Il titolo era: “La Spagna nell’occhio del ciclone”. L’articolo termina così:

Tenendo presente tutte le differenze, il suo collega italiano [di Rejoy] è confrontato ad un’equazione dello stesso tipo. Cercando di passare di forza sul terreno della riforma del mercato del lavoro si prende anche lui il rischio di uno sciopero paralizzante. [la traduzione, pessima, è mia]

Ora sta a noi italiani decidere che fare.