18 10 / 2012
«È da quando sono partito che non scrivo più. O meglio, qualcosa faccio ancora, ma si tratta di appunti, storie senza importanza. Un intreccio, quello no non riesco più a farlo. Scrivo sempre dello stesso personaggio, alla prima persona. E quel personaggio non ha nome ma potrei essere io. Vive la mia vita, conosce quello che conosco io e parla con i miei amici. Però non sono io, è la stessa mia esistenza, ma allo stesso tempo è pure altro. È una possibilità di esistenza. Qualcosa che potrei vivere se io non fossi quello che sono. È per questo che quel personaggio, pur vivendo tutto ciò che vivo io, è totalmente diverso da me. Ma non semplicemente diverso, no. Opposto, oserei dire. Una persona che, se la incontrassi una sera per strada, cambierei direzione e attraverserei l’incrocio. Alla fin fine io quel personaggio lo odio. È per questo che non scrivo più. Capisci?»
10 10 / 2012
Jazz
L’uomo ha inventato il jazz per impedirsi di pensare. È un istinto patafisico quello che suscita, alogico. Come fosse alcool, Lsd, erba: uscire da sé per entrare in quel ritmo atavico che ad ogni ascolto sempre è diverso, anche se alla fine il disco non cambia. Anche se è oramai talmente usurato da sembrare soltanto un fruscio indistinto. È la forza del jazz. È la sua condanna.
26 9 / 2012
Milano la notte
Se non fosse per il tram arancione fermo al semaforo, qui non parrebbe Milano. È piccola questa piazza, lastricata di grosse pietre chiare. Una chiesa pallida ne chiude il lato più lungo; dalla parte opposta le rotaie del tram. Davanti al portone della chiesa ci sono due paia di scarpe abbandonate; quelle da donna hanno dei lunghi tacchi neri. Soltanto qualche secondo dopo mi accorgo dei loro proprietari. Lei ha dei lunghi capelli scuri, lui un cappello. Abbozzano qualche passo di danza. Sono abbracciati e lei sembra dover cadere da un momento all’altro, sgraziata nei passi. Dovrebbe essere un tango, quello che ballano. In realtà è qualcosa di molto diverso, forse più bello.
Non potrebbe essere altrimenti. Una coppia in abito scuro che danza senza musica (e male, molto male). Una chiesa talmente pulita da sembrare un telone alla Scala e una strada deserta. Il tram immobile. Sono io che ingombro lo spazio.
18 9 / 2012
"A cada instante de mi sueño o de mi vigilia
corresponde otro de la ciega moneda.
A veces he sentido remordimiento
y otras envidia,
de ti que estás como nosotros, en el tiempo y su laberinto
Y que no lo sabes."
23 8 / 2012
Milano la notte
Ci sono delle volte in cui non riesci bene a capire che giorno è quello che stai vivendo. Allora socchiudi gli occhi - anzi, li strizzi proprio quegli occhi - e cerchi la data che lampeggia sull’insegna della farmacia. Il negozio è chiuso e la croce, spenta.
Poi decidi di non pensarci più. Quando le giornate sono tutte uguali, i minuti, le ore si ammassano senza contorno.
La circonvallazione è deserta ai bastioni di porta Volta. Attraversi l’incrocio senza guardare né a destra né a sinistra, senza aspettare il verde sul semaforo. Lo attraversi perché sai che è il momento per farlo. Lasci alle spalle Paolo Sarpi e risali la strada - com’è che si chiama? Cinisio, Cenesio, Ceresio? - fino a quando davanti a te non ci rimane soltanto la facciata del cimitero monumentale.
Il cancello è chiuso. Il parcheggio vuoto.
11 7 / 2012
Milano la notte
La città finisce all’inizio di via Amadeo. Le rotaie del tram in mezzo al selciato, una svolta e il capolinea. E poi un cavalcavia di pietra. Sopra c’è la strada ferrata che porta a Lambrate e poi, lentamente, scivola nella gigantesca conchiglia di Stazione Centrale. È qui che passano i treni che arrivano da Est, Brescia Venezia Trieste. E quelli che corrono da Sud, da Bologna e lungo lo sperone, oppure risalgono da Roma, da Napoli. Nessun treno a quest’ora, c’è silenzio. Sotto il cavalcavia, gli scarafaggi.
04 7 / 2012
Milano la notte
All’improvviso, lasciandomi alle spalle Buenos Aires, sono negli anni Novanta. Un gruppo in rollerblade mi sfreccia accanto per poi fermarsi al centro della strada. Saranno trenta, forse qualcuno in più. Stanno aspettando qualche ritardatario che si è perso a Loreto. La piazza immolata al traffico. Sembra lontana chilometri.
Ai Roller risale la mia prima cicatrice di una certa entità. Eravamo tra le viette del quartiere. Ci siamo divisi in squadre da due: uno in bici, l’altro impattinato. Abbiamo trovato un bel rettilineo, di quelli che finiscono nel nulla scontrandosi contro l’ingresso di un palazzo, e ci siamo disposti ai blocchi di partenza. Quello in bici, aveva il compito di fare da traino all’altro, che se ne stava aggrappato al portapacchi con una mano mentre cercava di prendere velocità. Ad un certo punto, più o meno a metà strada dal traguardo, quello in roller si staccava e correva da solo per la volata. Come Cipollini, che per vincere al Giro aveva bisogno di un gregario che gli lanciasse lo sprint. Io, quel giorno, non avevo fatto i conti con il manto stradale. Ad un certo punto, infatti, il selciato pallido, lasciava il posto ad un tratto asfaltato di fresco. Scintillava di nero sotto il sole. E proprio in quel punto c’era un dislivello di tre centimetri scarsi. Quasi invisibile. Ma sufficiente a farmi deragliare. È stato in quel momento che per la prima volta ho compreso la forza bruta della cinetica e la solidità innata della materia incorporea.
Gli ultimi sono arrivati. Il gruppone si è ricompattato e io, ormai, ho attraversato l’incrocio. Per non lasciarli scappare, frugo alla ricerca dell’I pod. Nelle cuffie, Lorenzo ‘92.
03 7 / 2012
Milano la notte
C’è una coppia dalle parti di Porta Venezia. Lei è bionda, con quel culo un po’ tondo che è morbido senza essere grosso, lui in canotta bianca. La pelle di lui è scura, scottata dai lavori Atm. Ballano abbracciati senza musica e fumano una sigaretta. Una sola, per tutti e due; ogni tanto se la passano in silenzio. Sono su di un terrazzino di una palazzina dai muri scrostati. Le inferriate nere formano strane geometrie. Paiono serpenti.
21 5 / 2012
La balena bianca
Sabato è nata una nuova rivista on-line.
Ci sono affezionato a questo progetto.
Un po’ perché ero presente in alcune di quelle serate in Ticinese, quando i prodi fondatori hanno inziato a discuterne, all’inzio quasi svogliatamente, poi sempre più convinti. Io me ne stavo zitto e ascoltavo, bevendo birra; o forse interloquivo dicendo cose senza senso. In ogni caso - questo me lo ricordo bene - in quelle serate bevevo birra.
Ed era prima che io partissi per la Bretagna e, siccome dalla Bretagna ormai ci sono pure rientrato, non si può certo dire che sia un progetto nato all’improvviso; senza un pensiero. È da più di un anno che i prodi rimuginano.
Poi, ci sono affezionato per il nome. Si chiama La balena bianca. E, come disse anche il buon Marco Montanaro, è un nome splendido.
21 4 / 2012
Precisazioni
Leggere manoscritti di notte è un’esperienza quasi mistica.
1. Il super riflessivo
R. fu spaventato non s’immaginandosi una velocità di movimenti tale nell’ispettore.
2. La credibilità del dialogo
“Ma Lei ha il potere di decidere ciò?”
“Sono il titolare delle indagini. Ho il potere di decidere ciò”
3. La repentinità del tutto
All’improvviso improvvisamente apparve qualcosa.
4. Il sentimento mai celato
L’ispettore provò malessere sapendo il significato dell’apparizione e chi si trovava sul seggiolino.
5. Il francesismo e il sonno
Spense l’abat jou e si preparò ad addormentarsi.


